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20/07/2013 - da: blogsicilia.it - articolo di: Giovanni Corrao
Parla il Presidente dell'Unione Naturisti Siciliani. In Sicilia il tratto di litorale più citato è probabilmente quello di Torre Salsa in provincia di Agrigento. Ma di spiagge con naturismo tollerato nell’Isola, complice il clima temperato e le numerose aree naturali a disposizione, se ne contano una decina circa.

Tra queste si annoverano Eraclea Minoa, Capo Feto a ovest di Mazara del Vallo, Casello 41 all’interno della riserva Foce del Belice, la riserva di Capo Gallo a Palermo, Marianelli nella riserva di Vendicari e Fondaco Parrino in provincia di Messina.

Utilizzando una nota citazione, la domanda sorge spontanea: la pratica naturista è quindi concessa nell’Isola e in Italia? L’interrogativo torna frequente tra curiosi e appassionati, alle prese tra notizie su luoghi “autorizzati”, “tollerati” e “liberi” di essere frequentati senza abiti o costumi. “Nel nostro Paese non esiste una normativa nazionale di riferimento, nessuna legge vieta né riconosce il naturismo”, spiega Leonardo Rosso, presidente dell’associazione “Unione naturisti siciliani” riconosciuta a livello internazionale .

Di spiagge che lungo lo Stivale vantano la presenza di una delibera comunale in favore della pratica naturista ne esistono soltanto tre, sparse tra Roma, Livorno e Salerno, mentre il litorale sulla Laguna del Mort in provincia di Venezia è in attesa del rinnovo dell’autorizzazione e della realizzazione di un camping dedicato.

La conseguenza di tale mancata regolamentazione è presto detta, perché nelle zone in cui il nudismo è praticato per consuetudine una possibile denuncia per “atti contrari alla pubblica decenza” è rimessa alla libera interpretazione di un generico articolo (il 726 del codice penale) da parte del giudice. Un biglietto da visita poco allettante per i migliaia di stranieri abituati a praticare il nudismo senza divieti e che, attratti dal Belpaese per il clima invidiabile e gli oltre 7mila chilometri di costa a disposizione, sono invece costretti a deviare verso mete alternative ma più “preparate”. E’ il caso di nazioni come la Francia con le sue 180 strutture ricettive, la Croazia che ne vanta una ventina in grado di accogliere ciascuna migliaia di naturisti o la Spagna che conta 230 spiagge dedicate.

 

A prescindere e ancor prima dei dubbi sulle effettive possibilità di praticare il naturismo senza il rischio di doversi poi presentare in tribunale, le maggiori incertezze ruotano intorno alla definizione di questo fenomeno. Qualcuno li definisce esibizionisti, altri voyeuristi, altri ancora scambisti. Niente di più sbagliato.

In Italia il naturismo è ancora un tabu eppure la sua diffusione cresce costante nel tempo: a livello nazionale si contano circa 500mila praticanti ufficiali, senza considerare chi – più di quanti si immagini – vive il suo essere naturista in segreto.

“Si tratta di un movimento sano, naturale, educativo e familiare”. Tiene a precisarlo Leonardo Rosso: “Il primo principio a cui ci ispiriamo è il rispetto verso se stessi. Conduciamo una vita sana, possibilmente senza fumo né alcol, a contatto diretto con la natura. Il rispetto verso gli altri e l’ambiente è una naturale conseguenza. Senza dimenticare la nudità, certo”. Ma attenzione a definirli semplicemente nudisti. Chi è entrato a far parte di questa comunità spesso ha iniziato con la semplice intenzione di trascorrere in spiaggia o all’aria aperta momenti in piena libertà. “Anch’io – racconta Rosso – ho intrapreso il mio cammino con questo spirito ma pian piano ho preso consapevolezza di me stesso e ho fatto mia la filosofia alla base del movimento”.

La regolamentazione del naturismo in Italia è richiesta a gran voce dalle associazioni di settore, che stanno concentrando il loro impegno in una petizione online: “Chiediamo al Parlamento italiano di legiferare per il riconoscimento giuridico del naturismo, adeguando la nostra legislazione agli elementari valori di civiltà giuridica propri di altri Paesi europei”. Siciliani ed italiani saranno pronti a un tale passo? Ai “tessili” l’ardua sentenza.

 

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